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Conferenza alla Scuola Steiner-Waldorf Novalis di San Vendemiano (TV)

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Il ciclo di conferenze 2026 non avrebbe potuto aprirsi in modo migliore: la prima conferenza dell’anno si è svolta venerdì 9 gennaio nella più grande realtà scolastica Steiner-Waldorf d’Italia, la Scuola Novalis di Zoppè, la zona più antica del comune di San Vendemiano, una frazione documentata fin dal 1181. La scuola Novalis propone una via innovativa di formazione per i ragazzi adolescenti, che costituisca per loro una reale preparazione ad affrontare con competenza, mobilità e propositività il loro compito di protagonisti della società di domani. Essa ospita la scuola per l’infanzia, il ciclo unico (I-VIII classe) e la scuola superiore (IX-XIII classe) su due indirizzi, agrario (agricoltura biologica e biodinamica e sviluppo rurale) e artigianale (bioedilizia e sviluppo ecosostenibile).

In questi anni ho avuto il privilegio di visitare diverse realtà Steiner-Waldorf in Italia, fra cui quelle di Torreglia (PD), Lonigo (VI), Monselice (PD) e Colle di Val D’Elsa (SI), e questa nuova visita mi ha dato la possibilità di approfondire ulteriormente gli obiettivi e gli innegabili risultati di questa pedagogia. L’evento ha richiamato numerosi partecipanti, oltre un centinaio fra docenti e genitori degli studenti dell’istituto, desiderosi di conoscere il lato oscuro del digitale, che ne hanno animato la conclusione con diverse domande e considerazioni. Una splendida occasione per presentare il mio ultimo libro “IDIOCRAZIA DIGITALE”. Ringrazio l’istituto e gli organizzatori per l’invito e la splendida ospitalità.

La conferenza

Anche stavolta è stato un viaggio fra i meccanismi nascosti che incidono sull’individuo e sulla società. L’interazione costante con smartphone, social media, intelligenza artificiale e nuove forme di realtà plasma i comportamenti e modifica la nostra mente, allontanandoci dalla nostra coscienza e abbassando la capacità critica. I meccanismi nascosti nel digitale sono studiati per catturare la nostra attenzione, generare dipendenza e mantenerci connessi all’ecosistema tecnologico per inondarci di stimoli, spesso a scapito della salute psicologica e della profondità delle relazioni umane.

La tecnologia non è neutra, ma riflette le intenzioni di chi la progetta: profitto, controllo e potere. L’esposizione precoce ai dispositivi digitali, soprattutto nei giovani, è correlata all’aumento di ansia, depressione e disagio sociale, oltre a un progressivo declino cognitivo testimoniato da dati ufficiali su attenzione, rendimento scolastico e capacità di concentrazione e apprendimento.

Il digitale offre connessioni, efficienza e nuove opportunità, ma rischia di generare isolamento, perdita di autonomia, scarsa autostima e dipendenza compulsiva. Il legame mentale con piattaforme, app e videogiochi è incentivato dai sistemi di ricompensa variabile che stimolano la gratificazione immediata, sottraendo però tempo e attenzione all’introspezione, alla creatività, all’empatia e alle esperienze autentiche.

La soluzione, l’unica a mio avviso, è investire sulla consapevolezza, recuperare il senso critico, creare spazi liberi da stimoli digitali e riscoprire la ricchezza dell’esperienza umana “analogica”. Solo così possiamo sperare di tornare a essere protagonisti della nostra vita e non più semplici e passivi spettatori.

Alcune immagini della conferenza alla Scuola Novalis di San Vendemiano (TV)

La filosofia didattica Waldorf

Le scuole Waldorf si ispirano alla prima scuola fondata a Stoccarda nel 1919 da Rudolf Steiner. In esse, l’antropologia e la didattica mettono al centro lo sviluppo equilibrato e armonioso dell’essere umano. I guru e i top manager delle grandi compagnie tecnologiche di Silicon Valley vietano o limitano fortemente l’uso del digitale ai propri figli. Anzi, li iscrivono alle sei scuole Waldorf presenti nella bay area di San Francisco, pagando rette annuali particolarmente elevate, in quanto ben consapevoli dei danni che l’uso prolungato del digitale crea nei cervelli in via di sviluppo nelle difficili fasi dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’obiettivo di questa pedagogia è quella di imparare ad apprendere dalla vita stessa e punta a formare individui liberi. Per far questo cerca di cogliere e portare alla luce le potenzialità di ciascun bambino rispettando i tempi della sua crescita fisica e interiore. Attraverso un approccio antropologico allo studio dell’uomo questa pedagogia riconosce nelle diverse tappe di sviluppo dell’essere umano, articolate in settenni, importanti trasformazioni a cui deve corrispondere una specifica didattica. Il bambino è aiutato a sviluppare in maniera armonica le attività delle mani, del cuore e della mente, per questo viene data pari rilevanza alle materie intellettuali, artistiche e manuali con la consapevolezza che “dita abili producono agilità di pensiero“. La giornata scolastica è organizzata secondo un ritmo in cui si alternano attività pratiche, didattiche, e creative. Esse partecipano di un ritmo più ampio come quello delle stagioni all’interno del quale sono valorizzate le festività dell’anno.

I bambini vengono incoraggiati a sviluppare le loro abilità, a trarne piacere e allo stesso tempo ad essere curiosi nell’osservare quelle dei compagni. In questo modo non viene innescata la competitività abituale all’ottenimento di un voto o di un giudizio ma si pone l’attenzione sui talenti e sulle debolezze stimolando attraverso la collaborazione un miglioramento individuale e una socialità propositiva. Grazie alla realizzazione delle potenzialità e alla valorizzazione di tutte le competenze e i talenti che contraddistinguono ogni studente, i ragazzi delle scuole Waldorf sono un chiaro esempio di crescita e sviluppo fisico-corporeo in armonia con gli elementi animico-spirituali. Questi ragazzi hanno una luce particolare, si guardano negli occhi, interagiscono, parlano e ascoltano, sono mentalmente attivi e, soprattutto, la loro attenzione non è preda di smartphone, social media e videogiochi.


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