Un’altra fantastica serata quella di venerdì 20 febbraio nella splendida cornice della sala rossa di Villa San Fermo a Lonigo (VI) con i genitori e gli insegnanti dell’istituto di pedagogia steineriana Scuola Libera. Oltre sessanta persone hanno riempito la storica sala per assistere a “Le Forze Nascoste del Digitale” e per raccogliere quanto espresso dagli studenti della classe ottava che ho avuto il privilegio di incontrare il 19 gennaio scorso nelle aule della Scuola Libera.
Come sempre, è stato un viaggio fra i meccanismi nascosti che incidono sull’individuo e sulla società. L’interazione costante con smartphone, social media, intelligenza artificiale e nuove forme di realtà plasma i comportamenti e modifica la nostra mente, allontanandoci dalla nostra coscienza e abbassando la capacità critica. I meccanismi nascosti nel digitale sono studiati per catturare la nostra attenzione, generare dipendenza e mantenerci connessi all’ecosistema tecnologico per inondarci di stimoli, spesso a scapito della salute psicologica e della profondità delle relazioni umane.





La tecnologia non è neutra, ma riflette le intenzioni di chi la progetta: profitto, controllo e potere. L’esposizione precoce ai dispositivi digitali, soprattutto nei giovani, è correlata all’aumento di ansia, depressione e disagio sociale, oltre a un progressivo declino cognitivo testimoniato da dati ufficiali su attenzione, rendimento scolastico e capacità di concentrazione e apprendimento.
Il digitale offre connessioni, efficienza e nuove opportunità, ma rischia di generare isolamento, perdita di autonomia, scarsa autostima e dipendenza compulsiva. Il legame mentale con piattaforme, app e videogiochi è incentivato dai sistemi di ricompensa variabile che stimolano la gratificazione immediata, sottraendo però tempo e attenzione all’introspezione, alla creatività, all’empatia e alle esperienze autentiche.
La soluzione, l’unica a mio avviso, è investire sulla consapevolezza, recuperare il senso critico, creare spazi liberi da stimoli digitali e riscoprire la ricchezza dell’esperienza umana “analogica”. Solo così possiamo sperare di tornare a essere protagonisti della nostra vita e non più semplici e passivi spettatori.
Molte le domande e le considerazioni a conclusione della conferenza. Un sentito ringraziamento ai promotori e agli organizzatori per il prezioso invito e la calorosa ospitalità. Grazie a realtà scolastiche così attente e lungimiranti, possiamo accendere una scintilla di consapevolezza in un mondo che rischia di diventare sempre più digitale e sempre meno umano. E di questa scintilla, oggi più che mai, abbiamo un disperato bisogno.
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