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Intervista per Le Vibrazioni del Sapere su Radio Gamma 5

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Venerdì 8 maggio è andata in onda su Radio Gamma 5 una mia intervista per la rubrica “Le Vibrazioni del Sapere” condotta da Valentino Gastaldello e Giorgio Ercolani. Il titolo dell’intervento era “Creare consapevolezza digitale nelle nuove generazioni“, ma si è spaziato anche su altri temi relativi sia agli effetti del digitale sull’individuo e sulla società, sia ai rischi di questa evoluzione tecnologica sempre più rapida e inarrestabile. L’intervista era anche un’anticipazione dell’evento in presenza organizzato per venerdì 22 maggio presso la sede di Radio Gamma 5 a Campodarsego (PD).

I bambini vengono esposti sempre più precocemente al digitale, già dai 2-3 anni, mentre lo smartphone è già destinato a essere rimpiazzato da dispositivi dotati esclusivamente di assistenti AI che fanno tutto ciò che serve. Nelle tante conferenze che tengo in giro per l’Italia incontro tanti dirigenti e docenti delle scuole, tutti preoccupati per gli effetti ormai evidenti, innegabili e ingestibili del digitale sui ragazzi. I ragazzi stessi sentono che qualcosa non va per il verso giusto, hanno solo bisogno di capire di cosa si tratta, dare una forma alle cause del loro disagio, perché molti di loro commetto il fatale errore di cercare la soluzione nella stessa tecnologia che sta creando loro diversi problemi. Imporre loro limitazioni senza dare spiegazioni comprensibili non funziona, devono capire perché la tecnologia non è la risposta.

Uno dei grossi problemi della società attuale (e futura) è la progressiva perdita delle abilità di analisi, ragionamento e senso critico, mentre uno studente su due esce dalla scuola dell’obbligo come analfabeta funzionale, privo delle competenze minime in ambito linguistico e logico-matematico (vedi esiti delle prove INVALSI in quinta superiore). Senza queste compentenze si è inadatti alla vita sociale, a destreggiarsi nel mondo e a essere cittadini consapevoli, ma il rischio più grande è quello di non poter generare un pensiero autonomo, quindi, di essere costretti a prendere in prestito il pensiero preconfezionato da qualcun altro. L’intelligenza artificiale non ha solo acuito il problema, ma lo ha estremizzato, rendendo tutto artefatto, falso, difficile da rilevare, mentre fornisce risposte pronte inducendo gli utenti a saltare completamente i processi di ricerca, analisi critica, comprensione e ragionamento.

Vi rimando alla visione dell’intervista integrale nel video sottostante:

Il filmato integrale dell’intervista dell’8 maggio per Le Vibrazioni del Sapere

L’intelligenza artificiale sta diventando sempre più un sistema chiuso e autoreferenziale: si stima che oltre il 50% delle fonti dalle quali attinge per le sue elaborazioni è già stato prodotto da modelli di IA, mentre nei laboratori il compito di addestrarla si sta trasferendo dall’essere umano a modelli di IA. Tutto ciò avrà il risultato di privare sempre più l’IA della componente umana fatta di etica, morale, princìpi e diritti fondamentali. Molti utenti tendono a umanizzarla, un fenomeno già osservato negli anni ’60 (il caso “Eliza” di Weizenbaum è emblematico), un errore gravissimo che sta ingannando milioni di persone. Coloro che stanno conducendo questa fase dell’evoluzione digitale non stanno pensando al benessere dei loro utenti, bensì ad accumulare profitto, potere e capacità di controllo. Si tratta di personaggi complessati, squilibrati, evidentemente asociali, i cui tratti caratteristici sono poi riflettuti dalla tecnologia che offrono al mondo intero.

I dati ufficiali raccontano di un aumento costante di disturbi psicologici e problemi relazionali, soprattutto nelle nuove generazioni. Questi problemi vengono acuiti dalla tecnologia più recente, per poi essere sfruttati dalla tecnologia stessa sotto forma di chatbot e AI companion, pensati per sfruttare solitudine e asocialità, generando dipendenza e spingendo gli utenti a idealizzare relazioni virtuali. I figli di oggi stanno crescendo in famiglie digitali, con babysitter digitali, vengono adultizzati dall’esposizione a contenuti per adulti e non hanno alcun senso di intimità e riservatezza, per loro è normalissimo essere ripresi e poi sbattuti sui social da genitori che sono stati formati così dall’epoca dei social e degli smartphone. Questo sta devastando psicologicamente intere generazioni, mentre autorità e istituzioni chiudono gli occhi, evitando di chiamare in causa la fonte di tutti questi problemi, e l’unica risposta che hanno formulato è la somministrazione di psicofarmaci, che riguarda oggi un italiano su quattro e le cui prescrizioni sono raddoppiate in età giovanile negli ultimi otto anni (vedi rapporti AIFA).

Eppure i leader delle multinazionali digitali (e non solo loro) preservano i loro figli dall’esposizione al digitale e li mandano nelle scuole Waldorf, in cui il digitale è bandito e si ricerca lo sviluppo equilibrato di tutte le capacità neurologiche e le abilità del bambino e dell’adolescente, durante la delicata fase dello sviluppo. Sanno benissimo quali effetti il digitale ha sugli utenti, che loro considerano degli sfigati ignari di tutto ciò che l’utilizzo della tecnologia genererà in loro. Intanto, stanno preparando forme sempre più potenti di intelligenza artificiale, come la Super Artificial Intelligence, un modello in grado di superare le capacità del cervello umano e di conseguire la singolarità tecnologica. Quando sarà disponibile il quantum computing e verrà messo al servizio di modelli così potenti, chi avrà in mano questa tecnologia sarà in grado di controllare e governare l’intero pianeta in tempo reale, con il rischio di dare vita a un lungo periodo di dittatura tecnologica e di schiavitù. Prepariamoci…


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